“Mostre al Museo” – anno 2019

Quarto anno di “Mostre al museo”

Prima mostra

“La musica in foto”

Febbraio 2019

Progetto e Immagini del fotoclub La Rotondina.

Un progetto fotografico per noi del fotoclub La Rotondina è un ideale culturale che ci accomuna, che richiede impegno e assorbe energie ma nel contempo rilascia entusiasmo e sempre nuovi stimoli che cerchiamo di trasmettere sempre in emozioni.
Cosi, partendo da queste premesse, abbiamo realizzato in collaborazione con i bravi e simpaticissimi componenti della Banda Civica di Nerviano un progetto insieme, partendo da un idea condivisa, che alla fine ha prodotto un ottimo risultato.

Grazie anche alla loro disponibilità e al grande spirito di ironia che hanno saputo “mettere in campo”, abbiamo creato immagini che ritraggono alcuni musicisti della Banda Civica in pose originali, uniche e per loro non consuete, quasi surreali, ambientate in diversi angoli di Nerviano.

Ne è nata una grande Mostra fotografica “la Musica in Foto“, composta da 30 immagini grande formato, che racconta nei dettagli il lavoro svolto insieme, oltre ad un elegante calendario fotografico in b/n “Banda di Nerviano“ per ricordare nel tempo il Progetto e per celebrare nel 2019, l’importante ricorrenza del 110°anniversario di fondazione del Corpo Bandistico Nervianese.

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Seconda mostra

“Come navette in un opificio”

Marzo 2019

Francesco Marelli: da Parabiago

Nasce a Parabiago nel 1958. Dopo il Liceo Artistico frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera e si diploma in scultura. Insegna discipline plastiche e laboratorio scenografico al Liceo Artistico Candiani di Busto Arsizio.

Nel 1989 presenta i suoi primi assemblaggi in legno alla 2° Biennale Giovane arte contemporanea a Sartirana Lomellina (Pv), dove viene premiato.
Nel 1994 viene selezionato al Premo S.Carlo Borromeo alla Permanente di Milano.
Si può dire che il suo percorso artistico nasca da questi momenti di confronto.

Nello stesso periodo con un collettivo di artisti incontrati all’interno della scuola in cui insegna, crea un’equipe di lavoro e di confronto critico che produrrà una serie di mostre: In gioco, L’universo apparente delle cose e Il principio del piacere alla GAM di Gallarate, Del tempo alla Galleria S. Fedele di Milano, Tra corpo e corpo al Palazzetto dell’arte di Foggia ed altre ancora.

Al 1995 risale un’interessante iniziativa di scambio artistico con il Giappone, Senza Frontiere, che grazie all’intermediazione dello scultore Kho-Emon Hattori, continua negli anni attraverso mostre a Tokjo, Nijgata fino all’ultima edizione del novembre 2007.

La prima personale risale al 1995 presso la Pinacoteca di villa Soranzo a Varallo Pombia dove presenta assemblaggi e disegni ispirati agli scritti di Antonin Artaud in una mostra dal titolo Macchine per pesi di carne.
Si ribadisce in questa mostra la sua volontà di creare forme che abbiano la sembianza di macchine pur senza averne la funzionalità.

I materiali utilizzati sono diversi: soprattutto il legno, scolpito, trattato con pigmenti o bruciato con la fiamma, le corde, il ferro e la plastica o la terracotta.
Materiali poveri, spesso riciclati, segnati dal tempo, combinati secondo logiche estetiche o funzionali.

Una mostra di particolare rilievo è del 2000 e si svolge allo Spazio Cesare da Sesto a Sesto Calende; si intitola Angeli e mummie e vede al suo interno disegni e sculture ispirati ai due concetti apparentemente opposti.

Alcuni suoi disegni appaiono in pubblicazioni di poesie (Quaderni di Villa Soranzo con poesie di A.M.Pecchini), sulla rivista di poesia La Mosca di Milano o nelle edizioni Pulcino elefante.
Alla galleria Decidue di Milano e alla fabbrica Borroni di Bollate presenta le sue Macchine ottiche, strumenti ispirati al vedutismo con i quali disegna eventi e tracce di passaggi.
Da sempre appassionato di musica popolare alterna o integra la sua produzione artistica con spettacoli di canzoni della tradizione milanese.
La musica, parte sostanziale del suo lavoro, viene da lui utilizzata anche in eventi teatrali, poetici e scientifici, in una continua sperimentazione transculturale, dove il suono si fonde con le parole della ricerca, trasmutandosi con esse.

Nel maggio 2009 è presente a Siracusa presso la Galleria Montevergini per la mostra Tragodia (logos,nomos,pathos).
Presenta due sculture ispirate al teatro greco: Deus ex machina e Macchina aurea.

Nel 2011 per la mostra collettiva Amate sponde, espone le sue barche a Ispica (La Sciabica) e a Gorla Maggiore (Torre Colombera).

Tra le mostre personali ricordiamo inoltre Macchine del 2010 e Grandi macchine del 2012 alla Galleria il Bagolaro di Arluno.

Al 2014 risale Fantasmi di vascelli presso lo Spazio Arte Farioli di Busto Arsizio.

Nel 2016 presenta la sua performance Trascinarsi il lavoro all’interno della Stazione creativa nello spazio MIL a Sesto San Giovanni.

L’ultima personale è del 2018: Navette, alla Fondazione Passare’ di Milano

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Terza mostra

“Usando le mani …”

Aprile 2019

Giovanni Bosotti: Nervianese d.o.c.

Si affaccia alla pirografia dai primi anni 80, prima su legno, poi provando vari materiali ha scoperto il cuoio, supporto molto particolare da lavorare.

La particolarità delle sue pirografie su cuoio sta nei colori che vengono estrapolati dal cuoio solo ed esclusivamente mediante il calore del pirografo.

Autodidatta, ha fatto qualche esposizione e alcune personali nelle zone circostanti.

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Quarta mostra

“Condividere la Materia”

Maggio 2019

Elisa Malgarini e Marzia Bonacina

ELISA MALGARINI nasce nel 1983, si diploma presso il Liceo Scientifico Galileo Galilei di Legnano, di seguito si iscrive all’università Cattolica del Sacro Cuore.
Ha seguito un corso di pittura con il Maestro Barrichello, ma per altre tecniche resta autodidatta non avendo frequentato specifica scuole di pittura o incisione.
Incide su marmo e granito, e dipinge con colori acrilici.
Con gli anni ha raffinato la tecnica sperimentando diverse modalità sia di incisione che di pittura sino ad arrivare ad esprimere al meglio l’amore per questo materiale all’apparenza freddo ma che lavorato e dipinto crea effetti meravigliosi.
La passione gli è stata trasmessa dal nonno e dalla mamma che hanno sempre operato nel settore manufatti marmorei, inizialmente era restia, e come tutti i giovani aveva voglia di sperimentare altro, non capiva la passione che le veniva trasmessa dai suoi avi, per lei quel materiale era solo duro, freddo e distaccato, poi crescendo si rende conto che bastava “ascoltarlo” e come per magia esprimeva tutto il suo fascino e la sua bellezza.

MARZIA BONACINA nasce a Legnano nel 1975, attualmente risiede a Villa Cortese.

La sua passione nel sperimentare nuove tecniche di creatività l’ha portata a frequentare nel 1990-1991 il corso sulla lavorazione del vetro con tecnica “Tiffany” e nel 1995-1996 il corso della fusione del vetro presso Hobbyland di Legnano.

In seguito la sua passione per il legno l’ha portata, a frequentare nel 2001-2018 diversi corsi di restauro del mobile:
-doratura con foglia Oro e Argento
-Icona con la tempera al rosso d’uovo e pigmenti in polvere
-mosaico vitreo e piastrelle – pittura e disegno presso l’associazione artistica di Legnano “Lo Scarabocchio” tenuti dalla Docente di restauro e conservazione opere d’arte e tecniche pittoriche antiche, Alessandra Corradini.

Dal 2012 al 2016 e stata membro del direttivo dell’associazione “Circolo Socio Culturale Hobbisti” di San Giorgio Su Legnano come responsabile della pittura.

Nel 2015-2016 ha frequentato il corso di murales presso il municipio di San Giorgio Su Legnano tenuto dalla pittrice Maria Luisa Zappi.

Nel 2016-2018 ha frequentato il corso di acquerello presso il Museo Carla Musazzi di Parabiago.

Da diversi anni i suoi lavori vengono esposti nei vari mercatini degli hobbisti, e alle mostre che l’associazione “Lo Scarabocchio” organizza ogni anno per gli allievi alla chiusura dei corsi, nei vari centri d’arte.

 

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Quinta mostra

“lavori in Corso…”

Giugno 2019

Gruppo Artetà

Artetà, nasce per l’iteresse e il piacere di persone per l’arte, non quanto il vedere opere ma il cercare di realizzarle.

Il gruppo di artisti che ne fanno parte, sono coloro che ascoltando il richiamo del nostro essere figli di una generazione che ci ha lasciato il colore nel nostro DNA, si sono proiettati nella propria creatività.

L’aiuto poi, di chi con più esperienza li ha guidati ha aperto scenari umani molto diversi e ignoti, che se accolti producono momenti culturali, seguiti da un nuovo stato sociale, migliore e più bello del precedente creando un gruppo di amici.

Gli artisti di Artetà, presentano alcune delle loro interpretazioni e visioni, sperando in un vostro libero consenso.

Il maestro Silvano Barichello e gli artisti:

– Baratelli Maria Rosa
– Belloni Paola
– Belvisi Mariangela
– Bruno Teresa
– Caruso Marinella
– Croci Maria Angela
– Cucchetti Luigi
– Gadda Ezio
– Introini Virginia
– Porta Roberto
– Saini Lia
– Sartorelli Lorenza
– Verga Donatella
– Tommasi Adolfo

Con il gruppo verranno esposti anche opere di una ex allieva: Eleonora Leoni, alla ricerca di una sua identità.

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Sesta mostra

“Quiete…”

Settembre 2019

Eleonora Molinaro

In un paesino della Calabria, alle pendici della Sila, dove la natura è libera di fiorire senza essere ostacolata dall’intervento dell’uomo, nasce Eleonora Molinaro.
Sin dall’infanzia, ha la possibilità di essere circondata dai colori come il bianco della neve, il violetto della lavanda che – sfregandola tra le mani- usa come detergente, il rosa chiaro dell’albero di pesco e il rosso, mescolato all’azzurro del cielo, durante un tramonto estivo.
E’ proprio il colore che attrae Eleonora da bambina: ogni tinta non rimane fine a sé stessa, ma si ripropone in natura con le sue molteplici sfumature e ciò non può che suscitare in lei curiosità, prima sotto forma di gioco e poi come percorso di studi. Infatti decide di frequentare il Liceo Artistico a cui segue l’Accademia di Belle Arti.
Completato, con il pieno dei voti, il percorso universitario, si trasferisce a Torino, città in cui vorrebbe realizzare il suo sogno: trasmettere e insegnare l’arte- intesa anche come bellezza nelle sue varie espressioni- ai ragazzi. Sostiene, quindi, e supera due concorsi per l’abilitazione all’insegnamento nell’arco di un anno, durante il quale- per rendersi totalmente autonoma dalla famiglia- lavora presso il laboratorio di un artigiano specializzato nella realizzazione di pomelli del cambio della Maserati. In seguito lavora come educatrice presso il Convitto Nazionale Umberto I e poi, finalmente in qualità di insegnante di Disegno e storia dell’Arte, presso diversi istituti di arte, licei artistici e, attualmente, presso una scuola media della provincia torinese.
Negli anni, mantiene viva la sua passione per il dipinto e, utilizzando diverse tecniche di pittura, realizza molteplici quadri tra i quali, però, solo pochi decide di esporre.
Nella mostra “Quiete…” predominano la natura in genere e i paesaggi innevati.
Questi ultimi sono preferiti dall’artista in quanto hanno un collegamento con episodi della sua infanzia; in particolare ricorda un contrasto di emozioni che la nevicata in montagna suscita nei bambini e negli adulti: i primi sono felici di poter giocare nel bianco paese silenzioso, i secondi si sentono ostacolati dai disagi che la neve provoca.
La terra di origine, quindi, e i ricordi a essa legati prendono il sopravvento nel tentativo di comunicare al fruitore il candore e la tranquillità di una natura, libera di esprimersi, vista dalla purezza e dall’ingenuità di una bambina.
Non è forse questo l’obiettivo dell’arte? Cioè unire mondi diversi che convergono in un unico punto di fuga: l’emozione.

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Settima mostra

“Luce e Colore”

Ottobre 2019

Luciano Carugo da Nerviano

L’attività di fotografo di Carugo (Nerviano, 1949) ha un precoce inizio in un laboratorio della città natale in cui prendono vita i suoi scatti.
L’esperienza gli consentirà poi di impegnarsi per un decennio quale freelance del settimanale «Oggi».
Quindi, apre nel 1974 un proprio studio di ripresa, sviluppo e stampa che lo porta successivamente ad allargare il suo orizzonte a vari campi dell’immagine fotografica, della grafica e della stampa offset.
L’urgenza di una propria ricerca cromatica si manifesta ora pienamente, così come il suo percorrere un duplice binario: quello della fotografia vincolata a una finalità d’uso, industriale o domestica, e quello dell’immagine utopica, imbevuta dei propri sentimenti e idealizzazioni.
Che a quel tempo la fotografia costituisse un mezzo artistico alla pari dei più tradizionali, lo si sa.
L’arte concettuale, già prima degli anni Settanta, aveva sdoganato l’immagine fotografica negli spazi espositivi di tutto il mondo.
Sia ben chiaro però: Carugo non è un concettuale nel senso stretto della parola, è piuttosto un pittorialista, che esulta quando nel 1990 si può liberare delle fotocamere analogiche per creare immagini con quelle digitali.
Interessato com’è alle elaborazioni cromatiche, i limiti imposti dai processi fotografici tradizionali sono superati dal fatto che «con il computer ogni colore è a sé».
Una tecnica che può applicare in entrambi i filoni del suo lavoro, ma che nelle sue libere interpretazioni trovano il terreno più fertile e magico.
D’altra parte l’interesse alle espressioni creative dei maestri si manifesta in Luciano da sempre, e prende evidenza nei suoi scatti per monografie di pittori e scultori quali Lucio Fontana, Anselmo Bucci, Adolfo Wildt, Dennis Oppenheim, Eugenio Carmi, Pino Pinelli, Giorgio Griffa, Giancarlo Pozzi, Livio Borghi e altri.
Dunque Luciano Carugo è cresciuto anche tra ottimi esempi.

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Ottava mostra

“50 Anni di Colore, Immagini, Emozioni”

Novembre 2019

Roberto Trucco da Legnano

Nato a San Vittore Olona nel 1948, risiede a Legnano. Autodidatta, segue le orme del padre Oreste e del nonno materno Piero Dimi. Dal 1968 ha partecipato a numerosi premi e mostre collettive tra cui: Premio “Città del Carroccio” Legnano (1° premio ex-equo) 1970, Pittori Legnanesi a Frankental (Germania), Premio Nazionale “Pomero” Rho segnalato nel 1976 e 1996, 1° Premio al concorso di pittura “Crema in fiore” 2014, “Punti di vista Tour” Orvieto 2016, Mostra Internazionale “Omaggio a Frida” a cura di Amedeo Fusco Roma Palazzo della Cancelleria 2017, Bergamo, Milano, Lucca, Ragusa, Milito, Diamante, Cosenza , Trieste 2018, Firenze Palazzo Pegaso, Firenze Porto di Mare, Città del Messico 2019. Personali: “Centro Civico” Castellanza (VA), “Villa Rusconi” Rescaldina (MI) 2002, “Colori, segni, parole, immagini. Tre generazioni a confronto” (con Piero Dimi, Oreste e Giorgio Trucco) a Buscate (MI) 2008, Porto Ceresio (VA) e San Vittore Olona (MI) 2010, Galbiate (LO) 2011, Mazzo di Rho (MI) 2012, “Galleria Capricorno” Vigevano, “Famiglia Legnanese” Legnano 2013, Alba (CN) 2018, “Arte X Tre” ( con Giorgio Trucco e Evi Guida) Crema 2013, Biblioteca di Porto Ceresio ( con Luisella Clerici) (VA) 2013, Corbetta(MI) ( con Remo Castiglioni) 2014, Abbazia di Chiaravalle (MI) ( con il fratello Giorgio) 2018. Con l’Associazione Artistica Legnanese ha partecipato alle collettive: “ La città che sale” Castellanza (VA) 2014, “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” (Pinacoteca del Castello Legnano, Monastero di Cairate (VA)), “Pensieri d’Arte” Famiglia Legnanese 2015, “70 anni nei sentieri dell’arte” Pinacoteca del Castello Legnano 2017, “Arte in Comune” Castellanza (VA). Dal 2017 fa parte del “Centro di aggregazione Culturale di Ragusa con cui ha partecipato a numerose mostre nella sede sociale di Ragusa e a Brugherio.
Di Lui la critica, scrittrice e pittrice Evi Guida scrive: “Quando pittura si impegna in sperimentazione e ricerca si trasforma in arte. Questo è ciò che accade a Roberto Trucco abile esecutore artistico capace di unificare tempera e collage ottenendo un risultato ottimale che gratifica occhio e spirito palesandolo in una modulazione assolutamente personale e rinnovata. I suoi soggetti in cui preponderano gli agglomerati urbani, oppure i paesaggi si rivelano attraverso segni decisi ed espressivi tuttavia mediati da una suggestiva atmosfera che costituisce l’anima centrale delle sue opere. Un susseguirsi di ritmi sempre nuovi accostati da una cromaticità marcata e saporosa. La padronanza artistica di Roberto Trucco sorprende per la fusione di insieme che egli sa creare fra luci ed ombre ottenendo alla fine un clima calmo ed avvolgente. Le sue case raccolte protese al cielo lasciano immaginare percezione di esseri umani impegnati ad abitare anche se il pennello non li rende mai visibili sulla tela. Insomma, una tavolozza intensa e sensibile al tempo stesso che non si accontenta di raccontare banalmente, ma che raccolta ed elaborata artisticamente rivela l’intima essenza di chi si cimenta. Opere da osservare e su cui riflettere, ricche di intensità espressiva e di giochi di luce, rappresentate in una realtà palpitante di segni corposi ed asciutti mescolati abilmente con il colore. Roberto Trucco: un artista che va visto con il cuore prima che con gli occhi, decifrabile completamente soltanto a chi sappia travalicare con il pensiero porte e finestre delle sue case soltanto apparentemente disabitate e disadorne, invero narranti tante storie di vita per quante se ne vogliano immaginare.”

La storia continua nel 2020…